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Il riposo

Ci si vergogna del riposo, il lungo meditare crea quasi rimorsi di coscienza. Si pensa con l’orologio alla mano; si vive come uno che continuamente «potrebbe farsi sfuggire» qualche cosa. «Meglio fare una qualsiasi cosa che nulla» – anche questo principio è una regola per dare il colpo di grazia a ogni educazione e ogni gusto superiore. E come tutte le forme vanno visibilmente in rovina in questa fretta di chi lavora, così come il senso stesso della forma, l’orecchio e l’occhio per la melodia, vanno in rovina.

Friedrich Nietzsche, La gaia scienza.

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Tu? Si tu! Lo sai?

Tu? Si tu! Lo sai? È vero che lo sai che per lavorare qui, devi avere le palle?

E tu? Si tu! Lo sai? È vero che lo sai che non mi piace quando ti metti quel rossetto rosso per uscire con me?

In viaggio Mailò

#orabasta ! #25novembre #giornatamondialecontrolaviolenzasulledonne

Ph. Alessandra Berzoini #variamente #teatro

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Il viaggio e il marinaio

Sono in viaggio. E’ agosto. Ho caldo, Madrid è calda in agosto. Non riesco a dormire, mi alzo e inizio a navigare con un pensiero vago.

Mi guardo intorno, la stanza di questo hotel riflette le immagini della mia mente e, ripenso al taccuino che volutamente ho lasciato sul comodino di casa.

Mi ero proposta di non scrivere. Assurdo pensiero. Perché privarsi dell’aria ? Traccio le linee della mia storia mettendomi in ascolto. Bevo un bicchiere d’acqua. Torno a letto. Comincio a farmi delle domande? Perché ho lasciato a casa il taccuino ? Perché ho portato con me solo un libro? Perché sto sognando adesso? Perché la mia meta è stata Madrid ? Perché sono qui in una terra che non è la mia ? O forse si ,è questa la mia terra, sono in cerca delle mie radici : è mia la scelta.

Nel viaggio mentale di questa sera riemerge violento un sogno passato, un viaggio già fatto nel mio luogo del possibile, in teatro : Il Marinaio di Pessoa.

Era qualche anno fa, ma è vivo come un tatuaggio impresso nella mente il ricordo di quel viaggio.

Per chi non lo abbia mai letto dirò solo che il Marinaio è un capolavoro letterario che si legge in un soffio temporale di pochi minuti. Ogni volta che lo rileggi, perché ti capita di rileggerlo, ogni volta scopri qualcosa di nuovo tra le righe di un testo breve ma prezioso.

Il Marinaio viene definita un’opera teatrale statica, ma in effetti il testo è talmente rarefatto, pregno di poesia, emozione e dramma che si potrebbe definire un sogno fatto di parole.

Tutto si svolge in una stanza con tre vegliatrici, forse sorelle, che si trovano intorno al letto di una donna morta, forse la sorella morta e che vivono solo una notte. Ma cosa sono le tre vegliatrici ? Sono forse in un sogno ? O sono loro stesse il sogno di qualcuno? Come è tipico di Pessoa,egli non lo dice, sappiamo solo che una delle tre racconta un sogno, e noi spettatori di un dramma ne viviamo il sogno come se fossimo dentro allo stesso.

Mi fermo, spengo il tablet e mi rimetto a dormire.

Nel mio viaggio onirico penso alle volte che sono stata attrice nel sogno:

che privilegio.

SORELLE – (da “Il marinaio” – mediometraggio di QUEM quintelemento e VariaMente Teatro Mailò) – foto di Claudio Rancati

il marinaio

https://www.youtube.com/watch?v=IkdFRHMK_RU

 

Da Il marinaio, di Fernando Pessoa:

“Seconda Vegliatrice: Sognavo di un marinaio che si era perduto in un’isola lontana… In quell’isola c’erano poche rigide palme e fuggevoli uccelli volavano tra di esse… Non so se a volte si posavano… Da quando, scampando a un naufragio, vi era approdato, il marinaio viveva in quel luogo… Poiché non aveva modo di tornare in patria, e soffriva troppo ogni volta che il ricordo di essa lo assaliva, si mise a sognare una patria che non aveva mai avuto, si mise a creare un’altra patria come fosse stata sua, un’altra specie di paese con altri paesaggi e altra gente e un’altra maniera di passeggiare per le strade e di affacciarsi alle finestre. Ora per ora egli costruiva in sogno questa falsa patria, e non smetteva mai di sognare, di giorno, alla breve ombra delle grandi palme che si frastagliava, orlata di punte, sulla sabbia calda; di notte, sdraiato sulla spiaggia, senza badare alle stelle. […]

Dapprima creò i paesaggi; poi le città, poi le strade e le traverse, ad una ad una, cesellandole nella materia della sua anima, ad una ad una le strade, quartiere per quartiere, fino ai muraglioni dei moli, dove creò i porti … Ad una ad una le strade e la gente che le percorreva o che guardava su di esse dalle finestre. Cominciò a conoscere certe persone, come uno che le conoscesse appena … Cominciò a conoscere le loro vite passate, e le conversazioni, come uno che sognasse paesaggi e allo stesso tempo li vedesse veramente …”Il marinaio, Fernando Pessoa – Einaudi editore

Camminare

Provami ! Così mi disse quella mattina mentre camminava spedita sperando che io non la potessi raggiungere .

Non mi fermai , seguendola passo passo mi avvicinavo alla bozza dei suoi pensieri.

Mi disse “provami”  ?  E quale sarebbe stata la motivazione di tale prova ?

Forse semplicemente potevo guardare come poggiava il piede e come dalla bozza del suo camminare io potessi vedere l’anima del suo passo  ?

Sto farneticando . Rallentai e le permisi di allontanarsi. Le scale che conducevano alla metropolitana avrebbero nascosto la natura del mio incedere insicuro mentre la guardavo.

Lo sguardo era perso, il grigiore della sua veste strideva con il rosso fiammante dei suoi capelli.

Non capivo il perché del mio interesse nei suoi confronti, in fondo non mi interessava il motivo di tanta curiosità.

Ultimamente, in fondo, mi fermo abbastanza frequentemente ad osservare chi mi passa accanto.

Lei aveva colpito la mia immaginazione.

Di certo non mi interessava flirtare con lei, di certo non mi interessavano nemmeno i suoi lunghi pensieri, era il modo con cui incedeva che mi interessava.

Avete mai prestato attenzione alle camminate di chi ci passa accanto ?

Camminare rivela chi siamo.

Si forse lo sapete.

Brano di Maria Cutugno – tratto da “Letture di getto”.

 

 

Lode del dubbio . B. Brecht

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il dubbio – foto di Maria Cutugno

Lode del dubbio

di Bertolt Brecht

 

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate

serenamente e con rispetto chi

come moneta infida pesa la vostra parola!

Vorrei che foste accorti, che non deste

con troppa fiducia la vostra parola.

Leggete la storia e guardate

in fuga furiosa invincibili eserciti.

In ogni luogo

fortezze indistruttibili rovinano e

anche se innumerabile era l’Armata salpando,

le navi che tornarono

le si poté contare.

Fu così un giorno un uomo sull’inaccessibile vetta

e giunse una nave alla fine

dell’infinito mare.

Oh bello lo scuoter del capo

su verità incontestabili!

Oh il coraggioso medico che cura

l’ammalato senza speranza!

Ma d’ogni dubbio il più bello

è quando coloro che sono

senza fede, senza forza, levano il capo e

alla forza dei loro oppressori

non credono più!

Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!

Quante vittime costò!

Com’era difficile accorgersi

Che fosse così e non diverso!

Con un respiro di sollievo un giorno un uomo

nel libro del sapere lo scrisse.

Forse a lungo là dentro starà e più generazioni

ne vivranno e in quello vedranno un’eterna sapienza

e sprezzeranno i sapienti chi non lo conosce.

 

Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,

che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.

E un altro giorno un uomo dal libro del sapere

gravemente cancella quella tesi.

lntronato dagli ordini, passato alla visita

d’idoneità da barbuti medici, ispezionato

da esseri raggianti di fregi d’oro, edificato

da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie

un libro redatto da Iddio in persona,

erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode

che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco

nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.

Veramente gli è difficile

dubitare di questo mondo.

Madido di sudore si curva l’uomo

che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.

Ma sgobba madido di sudore anche l’uomo

che la propria casa si costruisce.

Sono coloro che non riflettono, a non dubitare mai.

Splendida è la loro digestione, infallibile il loro giudizio.

Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. Se occorre,

tanto peggio per i fatti. La pazienza che han con se stessi

è sconfinata. Gli argomenti

li odono con l’orecchio della spia.

 

Con coloro che non riflettono e mai dubitano

si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.

Non dubitano per giungere alla decisione, bensì

per schivare la decisione. Le teste

le usano solo per scuoterle. Con aria grave

mettono in guardia dall’acqua i passeggeri di navi che affondano.

Sotto l’ascia dell’assassino

si chiedono se anch’egli non sia un uomo.

Dopo aver rilevato, mormorando,

che la questione non è ancora sviscerata, vanno a letto.

La loro attività consiste nell’oscillare.

Il loro motto preferito è: l’istruttoria continua.

Certo, se il dubbio lodate

non lodate però

quel dubbio che è disperazione!

Che giova poter dubitare, a colui

che non riesce a decidersi!

Può sbagliarsi ad agire

chi di motivi troppo scarsi si contenta,

ma inattivo rimane nel pericolo

chi di troppi ha bisogno.

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare

che tale sei, perchè hai dubitato

delle guide! E dunque a chi è guidato

permetti il dubbio!

Imperfetta

I poeti lavorano di notte . Alda Merini

Necessito Arte

Ho una voce che per un attimo spaventa, è leggermente rauca ma diventa cristallina quando esplode incontrando le tavole del palcoscenico .
E’ triste e si confonde con l’odore delle quinte intessute di polvere e velluto.
Ho anche le mani e quelle non oso fermarle mi guidano e mi parlano vanno oltre la mia voce.
Imperfetta nella cadenza così è.

Maria Cutugno

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Il segreto della velocità – 27 marzo 2019

Messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro 2019 27 Marzo 2019

Carlos CELDRÁN, Cuba

Prima del mio risveglio al teatro, i miei insegnanti erano già là. Avevano costruito le loro case e il loro approccio poetico sui resti delle loro vite. Molti di loro sono sconosciuti, o sono a malapena ricordati hanno lavorato nel silenzio, nell’umiltà delle loro sale prove e nei loro teatri pieni di spettatori e, lentamente, dopo anni di lavoro e risultati straordinari, sono gradualmente andati via da quest luoghi e poi scomparsi. Quando ho capito che il mio destino personale sarebbe stato quello di seguire i loro passi, ho anche capito che avevo ereditato quell’affascinante, unica tradizione di vivere nel presente senza alcuna aspettativa, se non quella di raggiungere la trasparenza di un momento irripetibile e un momento di incontro con un altro nel buio di un teatro, senza ulteriore protezione se non la verità di un gesto, di una parola rivelatrice.
La mia patria teatrale si trova in quei momenti di incontro con gli spettatori che arrivano nel nostro teatro sera dopo sera dagli angoli più disparati della mia città, per accompagnarci e condividere alcune ore, pochi minuti. La mia vita è fatta di questi momenti unici, in cui smetto di essere me stesso, di soffrire per me stesso, e rinasco e capisco il significato della professione teatrale i vivere istanti di pura, effimera verità, dove sappiamo che ciò che diciamo e facciamo, lì sotto le luci del palcoscenico, è vero e riflette la parte più profonda, più personale di noi stessi. Il mio paese teatrale, mio e dei miei attori, è un paese intessuto di quest momenti, in cui mettiamo da parte le maschere, la retorica, la paura di essere ciò che siamo, e uniamo le nostre mani nel buio.
La tradizione teatrale è orizzontale. Non c’è nessuno che possa affermare che il teatro esista in un qualsiasi luogo del mondo, in una qualsiasi città o edificio privilegiato. Il teatro, così come l’ho recepito, si diffonde attraverso una geografa invisibile che fonde le vite di chi lo compie e il mestiere teatrale in un unico gesto unificante. Tutti i maestri del teatro scompaiono con i loro momenti di irripetibile lucidità e bellezza e svaniscono tutti allo stesso modo, senza alcuna altra trascendenza che li protegga e li renda noti. I maestri del teatro lo sanno, nessun riconoscimento è valido di fronte a quella certezza che è la radice del nostro lavoro : creare momenti di verità, di ambiguità, di forza, di libertà nel mezzo della grande precarietà. Nulla sopravvive, se non i dati o le registrazioni dei loro lavori, in video e in foto, che cattureranno solo una pallida idea di ciò che hanno fatto. Tuttavia, quello che mancherà sempre in quelle registrazioni è la risposta silenziosa del pubblico che capisce in un istante che ciò che accade non può essere tradotto o trovato all’esterno, che la verità condivisa è un’esperienza di vita, per qualche secondo, anche più diafana della vita stessa.

Quando ho capito che il teatro era un paese in sé, un grande territorio che copre il mondo intero, è sorta in me una determinazione, che è stata anche il compimento di una libertà :  non devi andare lontano o spostarti da dove sei, non devi correre o muoverti. Il pubblico c’è ovunque tu esisti. I colleghi di cui hai bisogno sono là al tuo fianco. Là, fuori da casa tua, c’è la realtà quotidiana opaca e impenetrabile.
Lavorerai, quindi, da quell’apparente immobilità per progettare il più grande viaggio di tutti, per ripetere l’Odissea, il viaggio degli Argonauti sei un viaggiatore immobile che non cessa mai di accelerare la densità e la rigidità del tuo mondo reale.
Il tuo viaggio è verso l’istante, il momento, verso l’incontro irripetibile con i tuoi simili. Il tuo viaggio è verso di loro, verso il loro cuore, la loro soggettività. Tu viaggi dentro di loro, nelle loro emozioni, nei loro ricordi che risvegli e metti in moto. Il tuo viaggio è vertiginoso e nessuno può misurarlo o metterlo a tacere. Né qualcuno può riconoscerlo nella giusta misura. E’ un viaggio attraverso l’immaginazione della tua gente, un seme che viene seminato nelle terre più remote :  la coscienza civica, etica e umana dei tuoi spettatori. Perciò, non mi muovo, rimango a casa, con i miei cari, in una quiete apparente, lavorando giorno e notte, perché ho il segreto della velocità.

traduzione di Roberta Quarta_Centro Italiano ITI

World Theatre Day