Utopia

L’utopia è là, all’orizzonte.

Mi avvicino di due passi,

lei si allontana di due passi.

Faccio dieci passi e l’orizzonte

si sposta di dieci passi.

Per quanto cammini,

mai la raggiungerò.

A cosa serve l’utopia?

Serve a questo: a camminare.

Eduardo GaleanoFoto di Isa Sarcina ph.

Perla

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Penelope — foto di Claudio Rancati

Eppure ogni uomo uccide ciò che egli ama ,
e tutti lo sappiamo:
gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
gli altri con delle parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio,
l’eroe con una spada!

 

Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancora giovani,
gli altri quando sono gia vecchi,
certuni lo strangolano con le mani del desiderio,
certi altri con le mani dell’oro,
i migliori si servono d’un coltello, affinchè
i cadaveri più presto si gelino.

Si ama eccessivamente o troppo poco,
l’amore si vende o si compra,
talvolta si compie il delitto con infinite lacrime,
tal’altra senza un sospiro,
perchè ognuno di noi uccide ciò che ama
eppure non è costretto a morirne.

da “The Ballad Of Reading Gaol”
di Oscar Wilde

Il corpo gioioso e il corpo ologramma

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lavorando … training…

Da quando Julian Beck se n’è andato da questo pianeta per me attrice del Living è diventato importante trasmettere la base della ricerca teatrale di questo gruppo che portò la rivoluzione nel teatro del Novecento esibendo il “corpo gioioso” con quel felice ascetismo che lo ha caratterizzato negli anni.
Lavorando da anni alla formazione dei giovani attraverso seminari e stage in varie scuole d’arte drammatica ed università europee, il mio sguardo è molto sensibile all’evoluzione che il “corpo gioioso” ha subito nel terzo millennio. Si può dire che si è passati dal corpo come strumento di poesia, dal quale il gesto e l’architettura dei corpi esaltava una possibile via di liberazione dalle sovrastrutture dell’artificio, a un “corpo ologramma” dove l’ostentazione di muscoli scolpiti, nudo glamour portano alla costruzione di un dandismo falsamente rilassato, strumento di un “ologramma” che esiste nel momento e sparisce quando non è più visibile. Lavorare con gli strumenti della memoria diventa per me un’urgenza di esistere e dunque di rappresentare attraverso il linguaggio del corpo la “traversé à travers le miroir”.
Portare nel presente il Living Theatre come forma pedagogica mi dà la possibilità di sperimentare ed esplorare un mondo di azione fisica che passa sì per la memoria ma si concentra su un lavoro dell’istante dove il corpo sente “l’autorità” di essere lì in un momento preciso. Partendo sempre dall’improvvisazione libera come fonte di ispirazione, si fanno esercizi senza forzature: non si mira alla perfezione meccanica ma al rigore tragico della materia fisica. Muoversi nell’istante ma con la consapevolezza del limite e della “divina perfezione” mi porta a ritrovare il “corpo gioioso” e farlo passare attraverso lo specchio del terzo millennio.
E’ evidente che i giovani, per esempio gli studenti delle scuole d’arte drammatica o classiche, abbiano delle resistenze ad avvicinarsi a queste tecniche perché l’esperienza richiede uno sforzo totale e le abitudini sono già abbastanza radicate anche nei giovani attori. Ma quando lavori diverse ore al giorno insieme con il rigore del muoversi nell’istante ci si lascia indietro l’artificio e il fluire del corpo trova naturalmente la sua origine. L’urgenza è il rappresentare una partitura collettiva dove il creare da se stessi assieme agli altri è un unirsi in tanti impulsi che ballano e battono insieme. Non partendo mai dal fatto che voglio intrattenere il pubblico ma comunicare con esso. Dunque il lavoro pratico diventa un viaggio estatico perché il tempo passato insieme porta a essere profondi, sinceri, onesti, nell’istante del movimento.
Non si può far altro. Si coniuga perfettamente il sole d’Oriente del rituale con l’urgenza di Piscator dell’essere presente, questo è il mio personale percorso nella memoria del corpo Living. Trovare oggi l’entrata per attraversare lo specchio grazie al corpo con la sua essenzialità rigorosa.
Quando facevo la scuola di teatro con Jean Louis Barrault, cercavo disordinatamente questa entrata magica che mi portasse la vivere il corpo in modo diverso dal clichè; il Living mi ha fatto trovare l’entrata segreta dello specchio con la sua poca scenografia, il poco make-up, con il corpo messo a nudo come un Cristo iconoclasta. Voler redimere il mondo con il suo sacrificio sulla scena mi ha fatto superare le mie sovrastrutture meccaniche. Oggi il mio lavoro è far entrare nel corpo ologramma “una bottiglia in mare…” con il messaggio che l’attraversamento dello specchio è un ponte per trovare la creazione di un nuovo corpo gioioso che possa trovare la sua immagine attraverso una memoria evolutiva come uno spazio vitale.

 

Cathy Marchand ( attrice del Living Teathre )

Le indagini di Montalbano

«Vorrei farle qualche domanda sui signori Alfano». 
«Ancora? Ancora? Ancora con questa rottura? Lei che è nella polizia?». 

«Commissario sono». 

«Ah! Allora non può domandare al suo collega Macannuco invece di tornare a rompermi il cazzo? Devo ripetere ‘sta storia a tutti i commissari del regno?». 

Montalbano stava accomenzando ad addivirtirisi. 

«Repubblica, signora». 

«Mai! Io non la riconosco questa repubblica di merda, io sono monarchica e morirò monarchica!». 

Montalbano pigliò un’ariata prima allegra e po’ cospirativa, si taliò torno torno, si calò verso la palla e disse a voce vascia: 

«Pure io sono monarchico, signora. Ma non posso dirlo apertamente, altrimenti mi fotto la carriera».

Tratto da “le indagini di Montalbano ” di Andrea Camilleri 

Le mani tra le nuvole e il vento in faccia…

Donare se stessi è un’ardua impresa, Spesso, troppo spesso  ho rivolto lo sguardo verso te.
Tu dormivi.
Così ho preso le mie mani e le ho messe tra le nuvole, il vento in faccia mi ricordava che è bello vivere di oggi senza pensare a domani .
Tu dormivi.
D’azzurro si è tinto il mio viso e ho visto lacrime di dolore sgorgare e ho visto lacrime di gioia sorgere felici da un tramonto oramai lontano.
Tu dormivi.
D’ambra poi gioiva il mio cuore, resina preziosa a preservare i ricordi. Tu dormivi.
Di sassi  verde luna la mia guida nella notte e dalle nuvole il vento mi sbatte a terra.
Fiera e fragile.