Il corpo gioioso e il corpo ologramma

10291063_667232359979403_2955577096685885382_n
lavorando … training…

Da quando Julian Beck se n’è andato da questo pianeta per me attrice del Living è diventato importante trasmettere la base della ricerca teatrale di questo gruppo che portò la rivoluzione nel teatro del Novecento esibendo il “corpo gioioso” con quel felice ascetismo che lo ha caratterizzato negli anni.
Lavorando da anni alla formazione dei giovani attraverso seminari e stage in varie scuole d’arte drammatica ed università europee, il mio sguardo è molto sensibile all’evoluzione che il “corpo gioioso” ha subito nel terzo millennio. Si può dire che si è passati dal corpo come strumento di poesia, dal quale il gesto e l’architettura dei corpi esaltava una possibile via di liberazione dalle sovrastrutture dell’artificio, a un “corpo ologramma” dove l’ostentazione di muscoli scolpiti, nudo glamour portano alla costruzione di un dandismo falsamente rilassato, strumento di un “ologramma” che esiste nel momento e sparisce quando non è più visibile. Lavorare con gli strumenti della memoria diventa per me un’urgenza di esistere e dunque di rappresentare attraverso il linguaggio del corpo la “traversé à travers le miroir”.
Portare nel presente il Living Theatre come forma pedagogica mi dà la possibilità di sperimentare ed esplorare un mondo di azione fisica che passa sì per la memoria ma si concentra su un lavoro dell’istante dove il corpo sente “l’autorità” di essere lì in un momento preciso. Partendo sempre dall’improvvisazione libera come fonte di ispirazione, si fanno esercizi senza forzature: non si mira alla perfezione meccanica ma al rigore tragico della materia fisica. Muoversi nell’istante ma con la consapevolezza del limite e della “divina perfezione” mi porta a ritrovare il “corpo gioioso” e farlo passare attraverso lo specchio del terzo millennio.
E’ evidente che i giovani, per esempio gli studenti delle scuole d’arte drammatica o classiche, abbiano delle resistenze ad avvicinarsi a queste tecniche perché l’esperienza richiede uno sforzo totale e le abitudini sono già abbastanza radicate anche nei giovani attori. Ma quando lavori diverse ore al giorno insieme con il rigore del muoversi nell’istante ci si lascia indietro l’artificio e il fluire del corpo trova naturalmente la sua origine. L’urgenza è il rappresentare una partitura collettiva dove il creare da se stessi assieme agli altri è un unirsi in tanti impulsi che ballano e battono insieme. Non partendo mai dal fatto che voglio intrattenere il pubblico ma comunicare con esso. Dunque il lavoro pratico diventa un viaggio estatico perché il tempo passato insieme porta a essere profondi, sinceri, onesti, nell’istante del movimento.
Non si può far altro. Si coniuga perfettamente il sole d’Oriente del rituale con l’urgenza di Piscator dell’essere presente, questo è il mio personale percorso nella memoria del corpo Living. Trovare oggi l’entrata per attraversare lo specchio grazie al corpo con la sua essenzialità rigorosa.
Quando facevo la scuola di teatro con Jean Louis Barrault, cercavo disordinatamente questa entrata magica che mi portasse la vivere il corpo in modo diverso dal clichè; il Living mi ha fatto trovare l’entrata segreta dello specchio con la sua poca scenografia, il poco make-up, con il corpo messo a nudo come un Cristo iconoclasta. Voler redimere il mondo con il suo sacrificio sulla scena mi ha fatto superare le mie sovrastrutture meccaniche. Oggi il mio lavoro è far entrare nel corpo ologramma “una bottiglia in mare…” con il messaggio che l’attraversamento dello specchio è un ponte per trovare la creazione di un nuovo corpo gioioso che possa trovare la sua immagine attraverso una memoria evolutiva come uno spazio vitale.

 

Cathy Marchand ( attrice del Living Teathre )

Piccola valigia Teatro

Come una grande pancia mai sazia, ti rivedo li. Appoggiata su quel vecchio baule, vecchia e cara valigia sei ancora stracolma di maschere e cianfrusaglie. Una vita passata sempre in cerca. 

Un bruco stamattina con non curanza mi ha chiesto:

” Tu… piccola statura … quasi come la mia! 

Hai qualcosa da raccontare oggi ?”

Scena, rivista della UILT — quemvideo

UN NUMERO SPECIALE, PER IL 40º ANNIVERSARIO DELLA U.I.L.T. – UNIONE ITALIANA LIBERO TEATRO Vi proponiamo la lettura della rivista ufficiale della UILT – la federazione di 857 compagnie teatrali amatoriali, per 14.301 associati – che rappresenta una delle più importanti realtà del teatro italiano. Alle consuete rubriche, articoli, recensioni e studi, si affianca, in […]

via Scena, rivista della UILT — quemvideo

Per me il teatro

Il  Teatro, ti insegna ad essere Grande. E non importa se da “grande” non farai l’attore, o non sarai un “grande attore”.

Ma ti insegna ad essere Grande. 

Ti insegna a lottare, a non arrenderti. Ti insegna a non accontentarti, ti insegna che nessuno ti regala niente. Ti insegna il rispetto, la disciplina, ti insegna a rialzarti dopo le sconfitte. Ti insegna a guardare negli occhi, perché sai che dentro quegli occhi sono racchiuse centinaia di storie. Ti insegna a non giudicare quelle storie. Ti insegna a ricominciare da capo. A non aver paura della vita. Ti insegna che quando qualcosa finisce, qualcos’altro di più entusiasmante ricomincerà.

Ti insegna ad essere libero. A non tirarti indietro, a non risparmiarti. Ti insegna a non avere paura. Ti insegna il Tempo. A dar valore a quel tempo. A vederlo scorrere senza neanche accorgetene, a rincorrerlo per non perderlo. Ti insegna le Parole. A non buttarle giù per caso, ma a dar forma ad esse. Ti insegna le parole: Amore, Vita, Bellezza, Sudore, Sacrificio, Dolore. 

E non importa se da “grande” non farai l’attore, o non sarai un “grande attore”. 

Tutto ciò che ti insegna il Teatro, ti servirà sempre, qualsiasi cosa farai: l’ingegnere, la casalinga, l’avvocato, il fruttivendolo. 

Perché per essere Grandi, c’è bisogno di “Essere”.

(Tony Colapinto – Direttore Shakespeare Theatre Academy

foto di Framcesca Gavotti – http://www.variamente.it

Spazio al Teatro ! Grazie

Grazie.

Non esiste parola più essenziale e semplice.

Nel 2013, solo quattro anni fa, Dario Fo diceva: “La sola soluzione alla crisi è sperare che
contro di noi e soprattutto contro i giovani che vogliono apprendere l’arte del teatro si organizzi una forte caccia alle streghe: una nuova diaspora di
commedianti che senz’altro, da quella imposizione, sortirà vantaggi inimmaginabili per una nuova rappresentazione”. I vantaggi inimmaginabili è una bella formula degna di figurare in un programma politico, no? Poiché sono a Parigi poco tempo prima di un’elezione presidenziale, suggerisco a coloro che sembrano aver voglia di governarci di fare attenzione ai vantaggi inimmaginabili apportati dal teatro. Ma nessuna caccia alle streghe!
Il teatro per me è l’altro, il dialogo, l’assenza di odio. L’amicizia tra i popoli, non so bene che cosa significhi, ma credo nella comunità, nell’amicizia tra gli spettatori e gli attori, nell’unione di tutti quelli che il teatro riunisce, quelli che scrivono, che traducono, quelli che lo illuminano, lo vestono, lo decorano, quelli che lo interpretano, quelli che lo fanno, quelli che ci vanno. Il teatro ci protegge, ci dà rifugio… Sono convinta che ci ama… tanto quanto noi l’amiamo…Mi ricordo di un vecchio direttore di scena all’antica, che prima di sollevare il sipario, dietro le quinte, diceva ogni sera con voce ferma: “Spazio al
teatro!”. Questa sarà la parola finale. Grazie.

Il messaggio di Isabelle Huppert per la #GiornataMondialeDelTeatro2017

Canoe 

Ciò che più vale in ciascuno di noi non può entrare in contatto con l’altro per via diretta. Le interiorità non comunicano. Non è la tecnica che mi interessa. Ma per raggiungere quel che più mi interessa debbo concentrarmi sui problemi tecnici essenziali. Ciò che cerco sta sull’altra sponda del fiume. Per questo mi occupo di canoe . Eugenio Barba .

Frammento tratto da “la canoa di carta” di E. Barba

Il potere dell’immaginazione… io adoro Lewis…

“Ho immaginato che nell’Essere Umano fossero possibili diversi stati fisici e vari gradi di conoscenza come segue :

a) lo stato normale, in cui egli non avverte la presenza degli Esseri Fatati;

b) lo stato “strano” in cui, oltre  a essere cosciente del mondo circostante, egli avverte anche la presenza degli Esseri Fatati;

c) una specie di trance in cui non è cosciente della realtà circostante e, in un sonno apparente, egli (cioè la sua essenza immateriale) migra verso altri scenari, nel mondo reale o in quello fatato, ben consapevole della presenza degli Esseri Fatati.”

Lewis Carroll