Spazio al Teatro ! Grazie

Grazie.

Non esiste parola più essenziale e semplice.

Nel 2013, solo quattro anni fa, Dario Fo diceva: “La sola soluzione alla crisi è sperare che
contro di noi e soprattutto contro i giovani che vogliono apprendere l’arte del teatro si organizzi una forte caccia alle streghe: una nuova diaspora di
commedianti che senz’altro, da quella imposizione, sortirà vantaggi inimmaginabili per una nuova rappresentazione”. I vantaggi inimmaginabili è una bella formula degna di figurare in un programma politico, no? Poiché sono a Parigi poco tempo prima di un’elezione presidenziale, suggerisco a coloro che sembrano aver voglia di governarci di fare attenzione ai vantaggi inimmaginabili apportati dal teatro. Ma nessuna caccia alle streghe!
Il teatro per me è l’altro, il dialogo, l’assenza di odio. L’amicizia tra i popoli, non so bene che cosa significhi, ma credo nella comunità, nell’amicizia tra gli spettatori e gli attori, nell’unione di tutti quelli che il teatro riunisce, quelli che scrivono, che traducono, quelli che lo illuminano, lo vestono, lo decorano, quelli che lo interpretano, quelli che lo fanno, quelli che ci vanno. Il teatro ci protegge, ci dà rifugio… Sono convinta che ci ama… tanto quanto noi l’amiamo…Mi ricordo di un vecchio direttore di scena all’antica, che prima di sollevare il sipario, dietro le quinte, diceva ogni sera con voce ferma: “Spazio al
teatro!”. Questa sarà la parola finale. Grazie.

Il messaggio di Isabelle Huppert per la #GiornataMondialeDelTeatro2017

Canoe 

Ciò che più vale in ciascuno di noi non può entrare in contatto con l’altro per via diretta. Le interiorità non comunicano. Non è la tecnica che mi interessa. Ma per raggiungere quel che più mi interessa debbo concentrarmi sui problemi tecnici essenziali. Ciò che cerco sta sull’altra sponda del fiume. Per questo mi occupo di canoe . Eugenio Barba .

Frammento tratto da “la canoa di carta” di E. Barba

Il potere dell’immaginazione… io adoro Lewis…

“Ho immaginato che nell’Essere Umano fossero possibili diversi stati fisici e vari gradi di conoscenza come segue :

a) lo stato normale, in cui egli non avverte la presenza degli Esseri Fatati;

b) lo stato “strano” in cui, oltre  a essere cosciente del mondo circostante, egli avverte anche la presenza degli Esseri Fatati;

c) una specie di trance in cui non è cosciente della realtà circostante e, in un sonno apparente, egli (cioè la sua essenza immateriale) migra verso altri scenari, nel mondo reale o in quello fatato, ben consapevole della presenza degli Esseri Fatati.”

Lewis Carroll

 

Il GhignaGatto

Tanti anni fa , iniziai un percorso . Alice nel Paese delle Meraviglie, fu il libro che mi capitò tra le mani e il Bianco Coniglio fu il personaggio in cui il regista di allora mi vedeva, per strani incroci del destino e del Teatro non fui mai un Bianconiglio… Gli anni passarono e Alice rimase nella mia libreria e nel mio cuore …e il libro tornò nelle mie mani più volte … lo lessi, lo rilessi, e lo feci mio . Così quel libro mi trasformò in un GhignaGatto … ma… perché vi sto raccontando questa storia ?

Le tre corde

 

 

CIAMPA Non è questo, signora mia. Vuol che gliela spieghi io, la cosa com’è ? Lo strumento è scordato.

BEATRICE Lo strumento? Che strumento?

CIAMPA La corda civile, Signora. Deve sapere che abbiano qui come tre corde d’orologio in testa.

Con la mano destra chiusa come se tenesse tra l’in­dice e il pollice una chiavetta, fa l’atto di dare una mandata prima su la tempia destra, poi in mezzo alla fronte, poi sulla tempia sinistra.

 La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vive­re in società, ci serve la civile;per cui sta qua, in mezzo alla fronte. – Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. – Non si può. – Io mi mangerei – per modo d’esempio – il Signor Fifì. – Non si può. E che faccio allora? Dò una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa;- « Oh quanto mi è grato vedervi, caro il mio signor Fifì ! » – Capi­sce, signora? Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora… allora io cerco, prima, di gi­rare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni,dire quattro e quattr’ot­to, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora la cor­da pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!

FIFÌ Benissimo! benissimo! Bravo, Ciampa!

CIAMPA Lei, signora, in questo momento, mi perdoni, deve aver girato ben bene in sé – per gli affari suoi – (non voglio sapere) – o la corda seria o la corda pazza, che le fanno dentro un brontolìo di cento calabroni ! Intanto, vorrebbe parlare con me con la corda civile. Che ne segue ? Ne segue che le parole che le escono di bocca sono sì della corda civile, ma vengono fuori stonate. Mi spiego ?- Dia ascolto a me : la chiuda. Mandi via subito il signor Fifì…

Gli si appressa.

 La prego anch’io, Signor Fifì se ne vada

BEATRICE Ma no, perché? Lasciatelo stare.

FIFÌ Volete levarmi il piacere di starvi a sentire?

CIAMPA (con intenzione) Perché lei, signora, qua – permette ? — su la tempia destra, dovrebbe dare una giratina alla corda seria per parlare con me a quattr’occhi,seriamente: per il suo bene e per il mio!

BEATRICE Non Sto mica parlando per ischerzo, io. Vi voglio appunto parlare seriamente.

CIAMPA   Ah, e sta bene, allora. Eccomi qua. Badi però, signora – mi lasci dire questo soltanto -badi che, chi non giri a tempo la corda seria, può avvenire che gli tocchi poi di girare, o di far girare agli altri la pazza: gliel’avverto!

FIFÌ Mi pare che cominciate voi stesso. caro Ciampa, a parlare stonato.

BEATRICE Già, pare da un pezzo anche a me… Non ca­pisco…

CIAMPA Chiedo perdono.

Con scatto improvviso:

 Signor Fifì mio padre aveva tutta la fronte spaccata.

FIFÌ Come c’entra adesso vostro padre?

CIAMPA Da ragazzino -sciocco – mio padre. invece di ripararsi. la fronte, sa che faceva? Si riparava le mani. Inciampando, cadendo, tirava subito le mani indie­tro, e tonfete, si spaccava la fronte. – Io, caro Signor Fifì, metto le mani avanti. Le metto avanti, perché la fronte io me la voglio portare sana, libera – sgombra.

FIFÌ Ma scusate, se non sapete ancora la ragione per cui mia sorella vi ha fatto chiamare, che mettete le mani avanti ?

CIAMPA Chiudo la corda seria, e riapro la civile.

S’inchina.

tratto da “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello

Sul filo del classico

PROMETEO (rivolto a Potere e Forza):

Voi che per ordine di Zeus avete posto il ferro dell’amico Efesto sui miei polsi, vi dico che io avrò forza per sopportare il potere malsano di colui che qui mi volle. Mi sarà d’aiuto sfidare ogni giorno il vento e volgere il viso al cielo, con la consapevolezza d’aver dato il fuoco a chi necessitava la scintilla maestra di vita e arte.

So d’aver accanto conforto e consiglio da chi mi ama. Ma nulla può l’amore e l’amicizia di fronte all’odio e alla sete di distruzione.

Gli Dei che si fanno guerra non avranno un buon rendere e ciò dico a ragione. E se io ebbi coraggio a schierarmi contro Zeus, salvando gli uomini dallo sterminio e donando loro speranza vita allora accetto con gioia il mio destino.

Qualcuno dice che non conosco l’umiltà e che la mia lingua è superba, ma è per questo che sono costretto a subire il potere di Zeus.

Non desidero che vi prendiate pena per me, sarebbe inutile poiché ricordo bene la fine amara di mio fratello Atlante, costretto a reggere sulle sue spalle la colonna del cielo e della terra e, ancora ricordo mio fratello Tifeo incenerito sotto l’Etna…

Se ebbi coraggio per sfidare Zeus avrò forza per sopportare il dolore di queste catene.

Ora Silenzio.

Non so se sono saggio o privo di senno ma sono cosciente che non è stata la superbia a muovere i miei passi, ma la compassione nel vedere gli uomini ridotti come formiche sotto terra senza sole.

Essi non vedevano, non udivano, vagavano simili a ombre e non sapevano che preziosi doni avevano intorno: rame, ferro, argento e oro e tutte le arti.

Ma è cosa nota : il potente ti vuole incapace e ignaro.

A volte mi chiedo a cosa valga il coraggio e mi ripeto che a nulla vale.

Ma prima che l’aquila mi divori il fegato, osservo ciò che intorno a me vale e mi ripeto che ogni cosa vale perché è specchio dell’amore per le piccole cose.

Come fuoco che scalda e illumina come il sole, così la mia anima rimane libera nella consapevolezza del gesto fatto.

Oceano mi chiese di deporre il mio orgoglio e piegarmi al volre di Zeus e se io lo avessi fatto a cosa sarebbe valso il mio sacrificio?

La fanciulla Io punita e sfregiata per la sua bellezza è costretta a vagare esule, dopo aver subito lo stupro di un potente.

Il suo ventre è amore e  darà giusta risposta alla sua sete di vendetta, perché la vendetta si cura con l’amore.

E che dire di Ermes, messaggero degli dei viene qui a barattare onore e giustizia con infamia e colpa…

Verrà un tempo …. Io so che quel tempo verrà.

[silenzio… anche la musica di sottofondo cessa]

Monologo “Prometeo” da “Cronache da Atene” progetto didattico ragazzi a cura di Maria Cutugno – VariaMente Teatro  – Testo di Maria Cutugno