Il viaggio e il marinaio

Sono in viaggio. E’ agosto. Ho caldo, Madrid è calda in agosto. Non riesco a dormire, mi alzo e inizio a navigare con un pensiero vago.

Mi guardo intorno, la stanza di questo hotel riflette le immagini della mia mente e, ripenso al taccuino che volutamente ho lasciato sul comodino di casa.

Mi ero proposta di non scrivere. Assurdo pensiero. Perché privarsi dell’aria ? Traccio le linee della mia storia mettendomi in ascolto. Bevo un bicchiere d’acqua. Torno a letto. Comincio a farmi delle domande? Perché ho lasciato a casa il taccuino ? Perché ho portato con me solo un libro? Perché sto sognando adesso? Perché la mia meta è stata Madrid ? Perché sono qui in una terra che non è la mia ? O forse si ,è questa la mia terra, sono in cerca delle mie radici : è mia la scelta.

Nel viaggio mentale di questa sera riemerge violento un sogno passato, un viaggio già fatto nel mio luogo del possibile, in teatro : Il Marinaio di Pessoa.

Era qualche anno fa, ma è vivo come un tatuaggio impresso nella mente il ricordo di quel viaggio.

Per chi non lo abbia mai letto dirò solo che il Marinaio è un capolavoro letterario che si legge in un soffio temporale di pochi minuti. Ogni volta che lo rileggi, perché ti capita di rileggerlo, ogni volta scopri qualcosa di nuovo tra le righe di un testo breve ma prezioso.

Il Marinaio viene definita un’opera teatrale statica, ma in effetti il testo è talmente rarefatto, pregno di poesia, emozione e dramma che si potrebbe definire un sogno fatto di parole.

Tutto si svolge in una stanza con tre vegliatrici, forse sorelle, che si trovano intorno al letto di una donna morta, forse la sorella morta e che vivono solo una notte. Ma cosa sono le tre vegliatrici ? Sono forse in un sogno ? O sono loro stesse il sogno di qualcuno? Come è tipico di Pessoa,egli non lo dice, sappiamo solo che una delle tre racconta un sogno, e noi spettatori di un dramma ne viviamo il sogno come se fossimo dentro allo stesso.

Mi fermo, spengo il tablet e mi rimetto a dormire.

Nel mio viaggio onirico penso alle volte che sono stata attrice nel sogno:

che privilegio.

SORELLE – (da “Il marinaio” – mediometraggio di QUEM quintelemento e VariaMente Teatro Mailò) – foto di Claudio Rancati

il marinaio

https://www.youtube.com/watch?v=IkdFRHMK_RU

 

Da Il marinaio, di Fernando Pessoa:

“Seconda Vegliatrice: Sognavo di un marinaio che si era perduto in un’isola lontana… In quell’isola c’erano poche rigide palme e fuggevoli uccelli volavano tra di esse… Non so se a volte si posavano… Da quando, scampando a un naufragio, vi era approdato, il marinaio viveva in quel luogo… Poiché non aveva modo di tornare in patria, e soffriva troppo ogni volta che il ricordo di essa lo assaliva, si mise a sognare una patria che non aveva mai avuto, si mise a creare un’altra patria come fosse stata sua, un’altra specie di paese con altri paesaggi e altra gente e un’altra maniera di passeggiare per le strade e di affacciarsi alle finestre. Ora per ora egli costruiva in sogno questa falsa patria, e non smetteva mai di sognare, di giorno, alla breve ombra delle grandi palme che si frastagliava, orlata di punte, sulla sabbia calda; di notte, sdraiato sulla spiaggia, senza badare alle stelle. […]

Dapprima creò i paesaggi; poi le città, poi le strade e le traverse, ad una ad una, cesellandole nella materia della sua anima, ad una ad una le strade, quartiere per quartiere, fino ai muraglioni dei moli, dove creò i porti … Ad una ad una le strade e la gente che le percorreva o che guardava su di esse dalle finestre. Cominciò a conoscere certe persone, come uno che le conoscesse appena … Cominciò a conoscere le loro vite passate, e le conversazioni, come uno che sognasse paesaggi e allo stesso tempo li vedesse veramente …”Il marinaio, Fernando Pessoa – Einaudi editore

Ho smesso di contare le volte ..

“Ho smesso di contare le volte in cui, arrivata alla seconda riga, ho cancellato e riscritto tutto nuovamente. Cercavo un inizio ad effetto, qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo, qualcosa di grandioso, ma agli occhi. Non ci sono riuscita. Poi ho capito, ricordando ciò che non avevo mai saputo: che per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.”
Frida Kahlo

Il potere dell’immaginazione… io adoro Lewis…

“Ho immaginato che nell’Essere Umano fossero possibili diversi stati fisici e vari gradi di conoscenza come segue :

a) lo stato normale, in cui egli non avverte la presenza degli Esseri Fatati;

b) lo stato “strano” in cui, oltre  a essere cosciente del mondo circostante, egli avverte anche la presenza degli Esseri Fatati;

c) una specie di trance in cui non è cosciente della realtà circostante e, in un sonno apparente, egli (cioè la sua essenza immateriale) migra verso altri scenari, nel mondo reale o in quello fatato, ben consapevole della presenza degli Esseri Fatati.”

Lewis Carroll

 

“Siddharta” di Hermann Hesse

Gennaio
Hermann Hesse
Siddharta
il fiume – foto di Maria Cutugno – 2015
Autore: Hermann Hesse
Anno di Pubblicazione: 1922
Genere: romanzo
Traduzione di Massimo Mila – Adelphi eBook
E’ Gennaio. Complice di questa ricerca di spiritualità io torno a te mio Siddharta. Come te,  io sono “der Suchende” ovvero “colui che cerca”.
Hermann Hesse ci propone: Siddharta l’adolescente che siamo stati, il ragazzo che abbiamo vissuto, l’uomo che ha vissuto e che vive sempre in continua ricerca di se stesso.
Per ritrovare il cammino. Oggi mi guidi:
“Hai appreso anche tu dal fiume: che il Tempo non esiste?”
Invito alla lettura di un classico:
“Siddharta”-Herman Hesse
Hermann Hesse (Calw, Württemberg, 1877 – Montagnola, presso Lugano, 1962). Fu Scrittore, Acquerellista e Poeta. Autore tra i più significativi della prima metà del Novecento, nelle sue opere esplorò i territori della ricerca spirituale individuale, spingendosi oltre ogni convenzione culturale e letteraria. La sua opera artistica è un continuo fluttuare tra sensualità e misticismo. Fu “Premio Nobel” per la letteratura nel 1946.
 “Siddhartha” è uno dei suoi romanzi storici, forse il più famoso pubblicato nel 1922. Scritto in un linguaggio particolare che unisce lirica ed epica, Hesse trova il modo nel suo narrare di lasciar spazio al lettore affinché possa perdersi in lungo viaggio sensuale e meditativo.
Protagonista della storia è il giovane Siddharta, “colui che cerca” la sua strada in modo sempre diverso.
Nel raccontare, è abile Hermann Hesse a non lasciar intravedere il suo punto di vista e a svolgere la storia di Siddharta in terza persona così che il lettore possa rivedersi nei panni del protagonista.
Anche se la storia è ambientata in un’India del VI secolo a.c., il lettore vede, nel leggere un paese retto da molteplici religioni, da molteplici usanze che rispecchiano realtà diverse. Ciò rende il romanzo attuale e coinvolgente, a tratti quasi fosse un “manuale” di filosofia e psicologia che si legge però come una favola romantica.
Dicono sia un libro da consigliare ai lettori “adolescenti” io dico che “Siddharta è un libro per tutti .
 Un libro per tutti coloro che sono in cerca.
Vi regalo solo alcune citazioni tratte dal libro ..che il pensiero sia Vostro.
“Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare sempre un po’ diverso quando lo si esprime, un po’ falsato, un po’ sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d’accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d’un uomo suoni sempre un po’ sciocco alle
orecchie degli altri.”
“E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.”
“ Quando qualcuno cerca “ rispose Siddharta “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovare nulla, non possa assorbir nulla,in se, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo.  Cercare significa: avere uno scopo.  Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non aver scopo.”
“Una volta gli chiese: « Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?
 Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva.
« Sì Siddharta » rispose. « Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire? “

U cunto nto’ sognu

C’era na’vota

na lingua di mari bagnata du suli.

U spicchio di terra ca sempri l’amava

nemmenu da timpesta si facia pigliari

e forti tinia na casa di petra.

‘Ntrunavanu vuci di picciriddi mani

intra a la casa d’petra fatta

e l’omu chi sti mani leggiu accarrizzava

spirava nsempri nto’ sognu mperfettu:

‘ssicutari in cielu a gaipa liggiera

e rubari a suli un pezzu di cori.

storie oblique.jpg
Pescatori – (matita su carta) di Maria Cutugno – 2012