come un bimbo sulla spiaggia

necessito arte

In questo tempo di incertezze, combattuti tra scienza, arte, sopravvivenza e necessità, mille volte abbiamo pensato a quell’immagine, a quel tempo lontano di nostalgica fanciullezza.

Lo abbiamo fatto quando rimasti a casa, intimoriti dal contagio, abbiamo iniziato a sospettare di ogni respiro emesso e ricevuto.

Sentirsi come un bambino sulla spiaggia, che costruisce castelli di sabbia, incurante di una guerra fatti di dubbi e supposizioni, una guerra che si svolge alle sue spalle e, non lascia conferme di vittoria o sconfitta.

Il bambino rimane in cerca di conchiglie da porre sulle guglie di un incerto castello,

Ma la guerra di cui parliamo si gioca sulla scommessa di quanto presto diventeremo poveri di salute, mezzi e progetti.

La prospettiva non è di certo rosea.

E’ come giocare a una “battaglia navale mediatica” che determina una inevitabile chiusura e, che si nasconde tra le righe composte con le parole quarantena, virus, pandemia…

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