Teatro e Scienza

Ma che cosa in comune la scienza con l’arte? Sappiamo benissimo che la scienza può essere divertente; ma non tutto ciò che diverte rientra necessariamente nel dominio del teatro.

 Spesso mi è accaduto di ascoltare, quando assistevo a servizi inestimabili che la scienza moderna può rendere all’arte e in particolare al teatro, un servizio prezioso benchè l’arte e la scienza siano due campi dell’attività umana stimabilissimi, ma totalmente diversi.

Questo è naturalmente un marchiano luogo comune, e si farà bene a rispondervi sempre di sì, che è giustissimo, come lo è la maggior parte dei luoghi comuni. Il piano della scienza e quello dell’arte sono diversissimi d’accordo. Eppure io devo confessare che non riesco a lavorare come artista senza servirmi di un certo bagaglio scientifico.

È possibile che tale fatto susciti in molte persone seri dubbi circa le mie capacità artistiche: costoro sono avvezzi a vedere nei poeti, esseri in certo modo fuori dalla natura, che con la sicurezza di autentici Dèi, intuiscono cose che gli altri non possono penetrare se non a costo di duri sforzi e di grande studio.

È spiacevole evidentemente, dover ammettere di non appartenere a codesta schiera di eletti: ma bisogna che io lo ammetta.

Bisogna anche negare che tali confessati “excursus” scientifici si riducono a scusabili attività marginali e a occupazioni del sabato sera, una sorta di dopolavoro, anche se

è noto che anche Goethe coltivò le scienze naturali e Schiller la storia e , si tende cortesemente a pensare come questa loro attività sia stata per loro una specie di hobby.

Non voglio senz’altro accusare questi due grandi di aver avuto bisogno di quelle scienze per la loro attività poetica. Io non voglio giustificarmi per mezzo di loro, ma tuttavia devo ripetere che a me la scienza è necessaria.

Più ancora, devo confessare che non vedo di buon occhio quelle persone, che non hanno ben nota una completa padronanza del campo scientifico, persone cioè “che cantano come cantano gli uccelli oppure come ci si immagina che cantino gli uccelli”. Non dico con questo che respingo un grazioso componimento poetico sul sapore di una triglia o sul piacere di una gita in canotto, solo perché il suo autore non ha studiato gastronomia o nautica.

Ma sostengo che i grandi e complicati avvenimenti non possono essere sufficientemente riconosciuti in un mondo di uomini che non si provvedano di tutti gli strumenti utili a intenderli. Supponiamo che si debbano rappresentare grandi passioni oppure fatti capaci di influire sul corso della storia dei popoli.

Per esempio, una di tali passioni è ritenuta oggi, diciamo, l’impulso del potere.

Ammesso che lo scrittore “senta” questo impulso, e voglia presentarci un uomo in lotta per il potere: come riuscirà a compenetrarsi del complicatissimo meccanismo che costituisce oggi l’ambiente di ogni lotta per il potere? Se è il suo eroe un politico, qual è il reale ingranaggio della politica? Sei invece è un uomo d’affari, qual è l’ingranaggio degli affari? Come può senza conoscere la materia ?

Eppure ci sono pure scrittori che si interessano e si appassionano agli affari e alla politica in misura assai minore che all’impulso di potere dei singoli individui! Come possono essi procurarsi le nozioni necessarie? Con l’andare semplicemente attorno tenendo gli occhi aperti, non otterranno certo la visione sufficientemente chiara delle cose; che si limitassero a strabuzzare gli occhi in un sacro delirio!

La fondazione di un giornale come il “Volkischer Beobachter” o di una società come la “Standard Oil” è una faccenda piuttosto complicata: non sono cose che uno si trova da un momento all’altro belle e cotte innanzi.

Un campo importante per gli autori di teatro è la psicologia.

Molti credono che, se non un uomo qualunque, uno scrittore perlomeno dovrebbe essere in grado, senza bisogno di particolare istruzione, di rintracciare i motivi che spingono un uomo all’omicidio, che dovrebbe potere, per virtù propria, dare un quadro allo stato psicologico di un assassino.

Si ritiene che basti, in casi consimili, guardare dentro se stessi: e poi, deve pur soccorrere un po’ di fantasia…

E invece io, per una quantità di ragioni, non riesco più ad abbandonare la piacevole speranza di potermela cavare tanto buon mercato.

Non posso più trovare in me stesso tutti i motivi determinanti – come si apprende dai resoconti giornalistici o scientifici – che sono individuabili negli uomini.

Così come avviene al giudice comune che pronuncia la condanna, anche a me non è possibile formarmi un quadro completo delle condizioni psichiche di un assassino.

La psicologia moderna, dalla psicoanalisi al behaviourismo, mi procura emozioni che possono benissimo indurmi  a un giudizio totalmente diverso sul caso in esame , soprattutto se tengo conto dei risultati delle indagini sociologiche e se non trascuro l’economia della storia.

Si dirà che questo è voler complicare le cose. Io non posso che rispondere che le cose sono complicate.

Forse, allora qualcuno si lascerà convincere e consentirà con me nel riconoscere che la quantità di letteratura è a uno stadio fortemente primitivo, ma si chiederà anche, molto preoccupato se serate teatrali di questo genere non corrono il rischio di essere altrimenti la risposta è: no.

Il contenuto scientifico che può essere racchiuso in un’opera politica deve essere, infatti, completamente risolto in poesia.

La sua utilizzazione soddisfa il piacere che è reso possibile dal contenuto poetico.

Comunque, anche se non soddisfa il piacere che trova appagamento nella sua autentica scienza, è sempre necessario una certa disposizione a penetrare più a fondo nelle cose, un desiderio di rendere il mondo padroneggiabile all’uomo, per poterci assicurare, in un’epoca di grandi scoperte invenzioni come la nostra, anche il godimento della poesia.

Tratto da “Bertold Brecht in Scritti Teatrali – Capitolo : Teatro di divertimento o Teatro di insegnamento? Paragrafo: Teatro e Scienza”

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