QUESTIONE di FORTUNA

QUESTIONE di FORTUNA

Storie di pensieri vagabondi.

Mi domando perché ogni tanto la mia mente vaga, vagabonda , non trova pace, si chiede e nel chiedersi il fine di quanto vale, vaga.

Oggi, su questo treno che mi porta a casa, fa particolarmente caldo, un caldo di luglio a Milano.

Sono le cinque del pomeriggio, ho deciso di prendere il primo treno disponibile.

Mi siedo in fondo al corridoio, su uno di quei sedili provvisori che si trovano sui treni, un sedile sporco e vissuto da tanti come me.

Chiudo gli occhi è un giorno particolare. Mi ritorna in mente la colazione del mattino.

A casa mia, nella tranquillità quotidiana di un marito che ti prepara il caffè. “Ad averne…” mi dico. Chiudo gli occhi e avverto le nostre parole risuonare nelle orecchie.

Si parlava di cronaca o storia, ormai non si può più scindere l’una dall’altra. “Madrid non avrà più le sue Olimpiadi” si diceva.

Si parlava di un semplice evento sportivo. Un vaticinio, una risposta legata alla quotidianità o alla storia lui aggiunge ” Londra è più sicura ed attrezzata rispetto a Madrid” conferma lui. Non succederà mi dico.

Un altro pensiero si sussegue.

Ero alla scrivania, ascoltavo la radio, una strage a Londra e , tutto mi riporta alla quotidianità della mia colazione a casa.

Adesso, su quel treno, questi pensieri come immagini di un corto mi scivolano tra gli occhi.

Abbandono il mio corpo, ripenso alle tante coincidenze di quel giorno.

Ho paura. Penso a mio figlio a casa. Ho voglia di fermare quel treno.

Vorrei riaprire gli occhi e pensare di tornare indietro al mattino riavvolgendo il nastro, niente premonizioni, niente telegiornali solo il profumo del caffè.

Una voce mi chiama. E’ il capotreno. “Signora sta bene?” mi chiede. La mia faccia è sconvolta.

Mi scuoto dal torpore dei miei pensieri vagabondi, rispondo che sto bene, ma stavo riflettendo ed è come se conoscessi da sempre quell’uomo in divisa, sottolineo “sto bene … per fortuna io sto bene …torno a casa…”.

Mi guarda sbalordito forse non si aspettava tanta spontanea confessione.

Quel capotreno cambia l’espressione del suo viso che diventa uno specchio della mia .

“Ha ragione” sussurra e se ne va.

Il treno si ferma, scendo a piccoli ma veloci passi e, mi avvio verso casa.

So che mio figlio aspetta che io torni .

Stamattina ho promesso che saremmo andati al parco.

Sì. Forse è solo questione di fortuna.

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